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La formazione militare delle ragazze. Agguati mentali

Il Blog di Jacopo Fo - Dom, 05/02/2012 - 01:13

Capitolo quarto

Fermai un taxi al volo.
Mi feci lasciare a cento metri dall’appartamento di Ester. Iniziai a seguire un percorso tortuoso per essere sicuro di non aver dietro nessuno.
Vidi una donna che avanzava pesantemente verso di me. Una settantenne sovrappeso con l’aria pacata da casalinga, vestita in modo inappuntabile. Sembrava uscita da poco dal parrucchiere. I capelli erano striati di rosso pomodoro e castano. Per il resto sembrava normale. Indossava un pesante cappotto di lana blu e reggeva un sacchetto stracolmo di spesa dal quale spuntava la chioma di un sedano. Pensai che aveva fatto la spesa al mercato, non al centro commerciale.
La donna, quando fu a tre passi da me si fermò guardandomi. Poi disse con una bella voce chiara: “Ma tu sei Michele!”
La guardai perplesso: “No, signora, io sono Giovanni, mi dispiace…”
“No tu sei Michele. Dai retta a me. Adesso ancora non lo sai ma questo nome ti sarà utile. Lo sento. E scusa se mi permetto di darti un consiglio.
Ci sono tre ragazze, lo so benissimo. E tu non sai quale scegliere. Eh, ma una devi sceglierla. Dammi retta, non puoi continuare a fare il farfallone.”
La presi per una pazza: “Bene, grazie per il consiglio… Ne terrò conto.” E ripresi a camminare.
“Bene!” Disse lei. Poi come se si ricordasse improvvisamente di una cosa importante si girò seguendo con lo sguardo il mio movimento: “E comunque la domanda è: che cosa ti sta succedendo? Chi tira i fili? E’ chiaro che certe cose non possono succedere per caso… C’è un complotto e tu devi capire cosa vogliono da te. Qual è il bottino.”
Stavo per tempestarla di domande quando arrivò un ragazzino che la prese per il gomito: “Su vieni nonna, andiamo a casa, la mamma è in pensiero!”
Io le chiesi: “Che complotto?”
Il ragazzino mi disse: “La perdoni signore, mia nonna ogni tanto si confonde…”
E la nonna disse: “Sì ogni tanto mi confondo , sa com’é… L’età…”
Fece un risolino e si lasciò trascinare via dal nipote che le ripeteva che non doveva sparire così, che erano tutti preoccupati.
Restai a guardarli andare via indeciso sul da farsi. La nonnina non mi avrebbe detto più niente, e non potevo certo costringerla a parlare in mezzo alla strada…

Poco dopo, a casa di Miriam, mi dedicai a un’accurata perquisizione di quel poco che c’era.
Dietro al calorifero del bagno era scivolato un libro. Anzi solo una metà.
La copertina era quella di Biplano di Bach, il frontespizio e il titolo riportato su ogni pagina era I 36 Stratagemmi. Ma il testo che riempiva le pagine era di nuovo L’educazione militare delle ragazze.

Mi sdraiai sul letto con la finestra che illuminava il libro e iniziai a leggere.
“Fai un’ipotesi. Sei in un’astronave in fiamme, 15 persek a ovest di Alfa Centauri. Il colonnello Wamar ti manda a chiamare. Le luci di emergenza lampeggiano e le sirene gridano.
Il colonnello Wamar ti dice: 'Prendi una scialuppa e corri a Shaxhim, vai nella città di Bassiri. Raduna un esercito, marcia su Timbuktù che è sotto assedio e liberala.' E tu dici: 'Signore, la nave è in fiamme.'
E lui: 'Fottitene soldato, fai quello che ti ho detto.'
Che cosa fai?
Ubbidisci? Oppure abbandoni il Settimo reggimento dell’Aria al suo destino e ti salvi con una delle poche navette disponibili?
Se sei un soldato ubbidisci.
Perché hai avuto un ordine e l’ordine prevede di non morire subito, quel giorno stesso. Quindi perché dovresti disobbedire?
E per superare il senso di colpa di essere ancora vivo cercherai veramente di arruolare un esercito a Bassiri, sul pianeta Shaxhim per liberare Timbuktù la Profumata. E magari morirai nel tentativo di farlo.
Una ragazza ben educata cercherà sempre di capire come chiedere trovando sempre una ragione valida per il sistema mentale, per il codice, dell’interlocutore.
Cosa può spingere il funzionario pubblico che ora sta seduto di fronte a me a non applicare la legge?
Che io sia colpevole o innocente è secondario. La domanda è: sono capace di dimostrare che i miei intenti erano equi?
Sono capace di trovare un motivo per il quale questo funzionario potrebbe desiderare di non applicare la legge alla lettera ma di interpretarla a mio favore?
Sono capace di trovare un motivo che renderebbe per questo dolce essere umano insopportabile attenersi alla lettera della legge?
Fino a che punto la lettera della legge è ambigua?
Quale argomento potrebbe indurre questa persona potente e colta a muovere il culo per darmi una mano?
Ovviamente per concepire questa serie di pensieri una ragazza dabbene deve essere assolutamente convinta che esistono solo due leggi: la prima dice che non si può fare nulla la seconda dice che si può fare tutto.
E ovviamente questo vale in alcuni paesi più che in altri…
Ma è anche essenziale che la ragazza di irreprensibili costumi sappia, con l’esattezza della lama di una pattada, che lei è una persona straordinaria alla quale sarebbe impossibile infliggere un comportamento standard perché essa, dalla punta dei sui capezzoli alle dita più piccole dei piedi è intrinsecamente, assolutamente un caso straordinario.
Anzi il caso straordinario. E sarebbe, è chiaro, un peccato, contro Dio e contro la morale, non operare in tutti i modi per evitare che un abominio si compia.
Attenzione: mai in nessun caso, la ragazza accorta, si permetterà di violare il recinto sacro dell’individualità del funzionario pubblico, suggerendogli un modo perché lui possa aiutarla. Dovrà assolutamente essere lasciata a lui l’onore di trovare, nelle infinite pieghe delle stratificazioni secolari di leggi, regolamenti e interpretazioni, il pertugio miracoloso capace di trasformare un’imputazione in una bolla di sapone senza consistenza. Non perché la legge non viene applicata ma perché è compito del genio umano interpretare il testo scritto. A scrivere le leggi sono capaci anche gli stupidi che siedono al parlamento. Ma chi fa vivere le leggi, sangue pulsante della società civile, è l’acume dei funzionari, che sopravvivono ai governi e alle rivoluzioni, e lastricano con il sudore delle loro dita e con il sangue delle mosche che schiacciano, le vie sulla quale avanza la civiltà.
La mente umana funziona così.
Se trovi quali sono i benefici mentali possibili puoi spostare le montagne teoriche. La costrizione, le minacce e i ricatti non sono strumenti altrettanto efficienti e pratici.
Più sono i benefici immediati insiti in una scelta più è probabile che venga perseguita.
E’ difficile che la nostra mente si soffermi più di tanto a valutare i possibili disastri futuri che questa scelta può portare.
Se una giovane donna sarà capace di trovare le motivazioni giuste e riuscirà a farle pesare tutte insieme potrà quindi indurre una persona a perseguire perfino il suo stesso suicidio.
E’ una pura questione di pesi. O di leve.
Come il saggio Archimede disse: datemi una leva e sposterò il mondo, così potremmo dire che trovata la leva giusta ogni uomo diventa un burattino.
Quanto vale avere altri uomini nel proprio potere?
Questo dovrebbe comprendere una ragazza di buona famiglia. Questo dovrebbe insegnare il padre premuroso.”
Ebbi la netta sensazione di essere io la preda di un gioco che non capivo.
Mi sembrò che tutti i fatti che erano accaduti facessero parte di un’unica macchinazione ai miei danni.
Lo so che nei momenti d’ansia è facile cadere preda dei fantasmi che complottano… Inventare oscure congiure è un modo per alleviare la tensione, un unico colpevole di tutti i mali è una soluzione tranquillizzante.
Puoi facilmente credere di essere in grado di battere un solo nemico.
Scoprire che invece i nemici sono tanti, tutti diversi, e che ognuno progetta un modo diverso per danneggiarti, è un pensiero che crea solo spavento.

Il rumore della porta d’ingresso che veniva aperta mi portò rapidamente a uno stato di ansia.
Mi alzai dal letto e cercai qualche cosa per difendermi.
Una voce femminile disse: “C’è nessuno?” Capii subito che era spaventata. Le andai in contro e vidi che era Miriam, lei che aveva finto di chiamarsi Teresa e che mi aveva telefonato facendomi andare nell’appartamento dove il padrone del pesce rosso era riverso sopra un tappeto color avana Ikea, insanguinato.
Lei aveva il viso teso: “Per fortuna che ti ho trovato qui! Dobbiamo scappare!”
La guardai: “No, forse è meglio che prima mi spieghi qualche cosa. C’era un morto in quella casa!”
“Sì, era mio marito. Vieni che ti spiego tutto. Mi tirò per il braccio verso la porta. Afferrai il giaccone e la seguii. Arrivati sul pianerottolo vedemmo che l’ascensore stava salendo. Mi fece cenno di tacere e di seguirla lungo le scale. Salimmo al piano superiore: le scale giravano intorno al pozzo dell’ascensore delimitato da una spessa rete di ferro nera sostenuta da sbarre spesse e nere… Ascensori antichi. Arrivammo al penultimo gradino prima del piano superiore. Si formava uno spiraglio tra il gradino e la soletta del pianerottolo, dal quale si poteva osservare il pianerottolo sottostante. L’ascensore si fermò e ne scesero due uomini. Restammo a guardare solo un secondo. Una pistola nera balenò nelle mani di un uomo. Intanto si sentivano altri passi, qualcuno stava salendo di corsa le scale. Lei mi trascinò via. Salimmo altri due piani mentre quelli di sotto sfondavano la porta. Dal rumore era chiaro che si erano portati un ariete di ferro con i manici, di quelli che usa la polizia.
Arrivati al quarto piano girammo a destra e percorremmo tutto il corridoio.
Miriam aprì la finestra in fondo. Scavalcò. C’era un terrazzino. Si girò a guardarmi: “Ci venivo da bambina.” La seguii. Da lì era facile calarsi sopra il terrazzo del palazzo adiacente. C’era un salto di un paio di metri. Miriam era agile.
La porta che dava sulle scale era aperta.
Scendemmo e ci trovammo a uscire da un portone che dava su una via laterale. A duecento metri c'era la fermata di un tram che stava arrivando. Ci salimmo
Ero scosso.
Sicuramente contento di essere ancora vivo.
E cosa fai a Milano quando sei ancora vivo?
Cerchi di capire che cosa succede e cerchi di continuare a fare quello vivo.
Per riposarsi poi c’è l’eternità.

Jacopo Fo

INDICE CAPITOLI

Capitolo 1 Ottima marmellata d’arance
Capitolo 2 Ragazze educate
Capitolo 3 Una situazione complessa
Capitolo 4 Agguati mentali

Se Rutelli era giapponese faceva harakiri

Il Blog di Jacopo Fo - Sab, 04/02/2012 - 12:01

Il mio sospetto è che, disgraziatamente per lui, sia innocente.

Molti sospettano che Rutelli non potesse non saper nulla su quello che stava succedendo alle casse della Margherita. Tanto più che, nell’estate 2011, promise solennemente trasparenza sui fondi del partito. Ma il mio sospetto è che veramente non si sia accorto dei 13 milioni di euro scippati da Lusi. Rutelli è completamente sprovvisto di senso pratico. È vanesio come un fiordaliso.

Ricordo la puntata di Annozero di Santoro, nella quale ebbi la grande soddisfazione di ribattere a Rutelli, allora vicepresidente del Consiglio, dimostrando che non sapeva un cavolo della legge approvata dal suo governo che finanziava al 100% gli impianti fotovoltaici. All’inizio ironizzò dandomi del disinformato. Poi si rese conto che stava nuotando nel vuoto e abbozzò in modo patetico. Nella stessa puntata ammise, candido come un giglio, di non aver mai sentito parlare della strage di operai causata dall’amianto a Monfalcone. Semplicemente Rutelli non vive in Italia in questo millennio.
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L'uomo più sfortunato del mondo

Il Blog di Jacopo Fo - Ven, 03/02/2012 - 15:41

Si chiama Costis Mitsotakis, è spagnolo, ed è l'unico del suo paese, Sodeto a nord di Saragozza, a non aver vinto alla Lotteria. Grazie all'iniziativa di un gruppo di casalinghe tutte le 70 famiglie di Sodeto avevano comprato almeno una quota di alcuni biglietti della Lotteria di Natale “El Gordo”, che poi si sono rivelati vincenti. 100mila euro a ciascuno, tutti tranne che a Costis. Il giorno in cui sono passati per la vendita dei biglietti non era in casa. Piange da circa un mese ma non deve perdere la speranza. Un concittadino sarebbe interessato a comprargli un terreno che sta cercando di vendere da due anni.
(Fonte: Repubblica)

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E’ un genio, ma in casa è nullafacente...

Il Blog di Franca Rame - Gio, 02/02/2012 - 18:53
Dario sta scrivendo dalle 7. Oggi ha dormito un po' di più. Ogni tanto mi chiede qualcosa che sta nel sito: "Vorrei quel tal pezzo che parla di una tigre..." "Eccolo" gli dico dopo 12 secondi. Mi guarda sbalordito, e: "Ma che brava!!!" Dolce Dario.   Non sa nulla di computer per lui è un miracolo misterioso. Succede lo stesso quando salta la luce: arriva con una candela e quasi nel panico mi dice: “E' saltata la luce... Siamo al buio... Che si fa?” ... Pausa. Sto zitta e pensosa... Poi: “Chiamiamo i vigili del fuoco... o i carabinieri...” Indi mi alzo. “Vieni con me... Fammi luce.” Arrivo al contatore e faccio ciò che qualsiasi essere normale fa in questi casi. Sollevo la levetta. Torna la luce. Dario mi abbraccia e bacia come tornassi da un viaggio pericoloso in Palestina e mi sussurra “Che brava sei!!!?
E’ un genio... Ma in casa è nullafacente. Lo amo tutto. Lo amo così com’è.   Franca Rame

[VIDEO] Dario Fo e la Comédie Française

Il Blog di Jacopo Fo - Gio, 02/02/2012 - 16:28
Molière mis en scène par Dario Fo à la Comédie Française   "Le Médecin malgré lui" à la Comédie Française

Il ladro distratto

Il Blog di Jacopo Fo - Mer, 01/02/2012 - 18:50

Tenta rapina in una filiale della Halifax Bank a Londra ma dopo aver minacciato il cassiere e chiesto 700.000 sterline si distrae e invece di passargli la borsa per far mettere i soldi sbaglia mano e gli porge la pistola. L'impiegato l'ha fatta subito sparire e ha dato l'allarme.
“Non sarà difficile trovarlo - hanno dichiarato gli agenti di Polizia - non è esattamente il più furbo in circolazione”.
(Fonte: Telegraph.co.uk)

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Non con i nostri soldi

Il Blog di Franca Rame - Mer, 01/02/2012 - 17:55

Seguendo il servizio giornalistico “C’era una volta un cavallo” di Stefano Maria Bianchi e Giulia Bosetti trasmesso da “Servizio Pubblico” di Santoro, io e Dario siamo rimasti scioccati dalla storia di Unicredit che nega il supporto a un piccolo imprenditore ché ha difficoltà a incassare i crediti. Invece di aiutarlo a stare a galla lo mandano in fallimento e poi gli  sequestrano la casa, che viene messa all’asta a un prezzo decisamente inferiore al suo valore. Ci ha molto addolorati vedere una famiglia distrutta.

Crediamo che l’attuale situazione di disastro economico abbia visto un’enorme responsabilità delle banche, che hanno guadagnato cifre colossali di denaro giocando partite rischiosissime e poi lasciando che fossero i risparmiatori e tutta la società a pagare il conto.

Chi ha collaborato a costruire i disastri dei titoli argentini, della Parmalat e di tutto quello che è successo dopo non è stato in nessun modo penalizzato. Anzi, vediamo in tutto il mondo che i manager che hanno causato danni per miliardi di euro e hanno costretto gli stati a salvare le banche, hanno poi avuto la faccia tosta di distribuirsi centinaia di milioni di premi. Premi per cosa?

Per averci fatti tutti fessi!

Crediamo proprio che le banche si siano comportate e si comportino tutt’ora, troppo spesso, in modo indecente.

Ma di chi sono le banche?

In realtà sono di tutti i risparmiatori che possiedono azioni ma che non si interessano di come il gestore del loro denaro agisca, lasciando che manager afflitti da logiche predatorie si comportino in modo moralmente ingiusto e disastroso per la società.

Se questi risparmiatori si rendessero conto di come vengono usati i loro soldi potrebbero imporre alle banche di cambiare comportamento: non dimentichiamo che siamo i primi responsabili di come vengono investiti e usati i nostri denari.

Ci sono troppi pacifisti che investono in banche che poi finanziano il traffico di armi e troppi ecologisti che investono in aziende che poi distruggono l’ambiente.

Negli Usa il movimento Occupy Wall Street ha lanciato con successo la proposta di mostrare il dissenso chiudendo i conti correnti e trasferendoli presso banche etiche che seguono strategie diverse.

Credo che in Italia dovremo fare lo stesso.

Per quanto ci riguarda abbiamo quindi deciso di agire in questa direzione innanzi tutto chiudendo i nostri conti correnti all’Unicredit, trasferendoli presso Banca Etica che segue principi diversi nella gestione del credito.

[STAMPA] Franca Rame e Ken Loach firmano l'appello di "Liberazione"

Il Blog di Franca Rame - Mer, 01/02/2012 - 10:27
(ANSA) ROMA, 31 GEN- C'e' anche il regista inglese Ken Loach tra i firmatari dell'appello per salvare Liberazione, diffuso alla vigilia del tavolo di confronto che potrebbe decidere le sorti del quotidiano di Rifondazione Comunista. Nel documento si chiede al governo un intervento immediato.   Hanno aderito, tra gli altri, Dario Fo, Franca Rame, Paolo Rossi, Gianni Mina', Susanna Camusso, Antonello Venditti, Francesco Carofiglio, Franco Piperno, Bruna Bellonzi-Curzi, Candida Curzi, Luciana Castellina, Rossana Rossanda.   fonte: ansa.it

[STAMPA] Sanremo: Dario Fo, apprezzo gesto Celentano

Il Blog di Dario Fo - Mer, 01/02/2012 - 10:24

Roma, 31 gen. (Adnkronos) - "Apprezzo il gesto di Celentano e lo condivido. Anche io quando presi il Nobel utilizzai il premio in denaro per fondare 'Nobel per i disabili', il progetto che si occupa di sostenere associazioni di volontariato con medicinali e pulmini attrezzati per il trasporto di persone con handicap". Cosi' il premio Nobel per la Letteratura, Dario Fo, commenta all'Adnkronos la decisione di Adriano Celentano di destinare il cachet per la sua partecipazione a Sanremo in beneficenza.

"Conosco Celentano da moltissimi anni e sono sicuro che avra' predisposto tutto per fare le cose per bene. Ne conosco l'umanita' e la buona fede. E questa e' l'unica cosa che conta. Il resto lo lascio ai pessimisti, che sono gli stessi che non muovono un dito per nessuno", aggiunge Fo. "Ecco perche' mi piace parlare di partecipazione, non di beneficenza. Tutta la gente che ha un minimo legame sociale dovrebbe preoccuparsi di chi ha bisogno di essere aiutato", conclude l'attore e drammaturgo.

(31 gennaio 2012 ore 19.32)

fonte: genova.repubblica.it

Metafore

Il Blog di Jacopo Fo - Mar, 31/01/2012 - 18:48

A Des Moines, in Iowa, Stati Uniti, una donna ha partorito un bambino di 6 kg. E' stato come far passare un cammello attraverso la cruna di un ago.
(Fonte: LaPresse)

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[VIDEO] Dario Fo e la Comédie Française

Il Blog di Franca Rame - Mar, 31/01/2012 - 15:18
Molière mis en scène par Dario Fo à la Comédie Française "Le Médecin malgré lui" à la Comédie Française

Opere pubbliche, le 320 incompiute

Il Blog di Jacopo Fo - Lun, 30/01/2012 - 17:43

Sono le 320  opere pubbliche mai ultimate in Italia.
Il record in Sicilia.

Le opere pubbliche abbandonate a metà sono una storia vecchia.
Ma oggi, grazie a un lavoro certosino fatto da www.incompiutosiciliano.org possiamo rifarci gli occhi vedendole tutte in fila in un elenco che fa paura.
Non esiste una stima globale di questo spreco ma parliamo di miliardi di euro buttati al cesso.
Questa lista la si dovrebbe far imparare a memoria nelle scuole così magari poi la gente ci pensa quando vota.
Incompiuto Siciliano non si è limitato a redarre una lista, ha anche organizzato un tour turistico all’incompiuto come corrente artistica. E si sono perfino portati una colonna di cemento armato alla Biennale di Venezia.
Insieme alla redazione del Male abbiamo deciso di lanciare una campagna di satira per rendere più visibile questo scempio etico e ambientale.
Grazie a un’idea di Vincino, con la collaborazione del Male e di questo gruppo di artisti è stata organizzata nello stadio per il Polo di Giarre, abbandonato da 20 anni, la prima partita a Polo con disoccupati al posto dei cavalli. Alla festa happening hanno partecipato centinaia di persone.

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Freud e il trauma dell’evasore beccato.

Il Blog di Franca Rame - Lun, 30/01/2012 - 13:27
Evasori: siccome è l’anonimato che li nutre, li protegge e li moltiplica, nulla risulta (e risulterà) più efficace dello svelamento in pubblico per farli prontamente redimere, dopo avere saldato il conto con l’erario, eventualmente con la legge, di sicuro con l’educazione civica. Chi dubita del metodo, chi accampa il diritto alla privacy, non sa o non vuole sapere che è proprio di una caccia alle streghe che abbiamo bisogno, perché sono le streghe che ci assediano.
Travestite da gioiellieri che campano con mille euro al mese. Da banchieri con i commercialisti a Lugano, eccetera. Si è visto quanto terrore generò quella passeggiata a Cortina degli ispettori in divisa, quanti scontrini fiscali comparvero, quante volpi argentate, invece, sparirono.
Accadde lo scorso 30 dicembre, ma ancora se ne parla come di un mirabile portento, accaduto appena ieri nella terra degli evasori. Un portento tramandato dai leali contribuenti ai propri figli per farli addormentare sereni. E invece mimato con strepiti e fiamme dai titolari dei Suv sdraiati davanti ai rispettivi psicoanalisti, anche loro colpiti dalla stessa insonnia, dagli stessi incubi che hanno la terribile faccia della fattura fiscale.
Il Fatto Quotidiano, 27 Gennaio 2012

 

[AUDIO] Dario Fo - Il pianto dei piantatori di piante

Il Blog di Dario Fo - Lun, 30/01/2012 - 10:43

Dario Fo - Pianto dei piantatori di piante (Fo-Cichellero)

[STAMPA] Giullarate antiche con ironia moderna

Il Blog di Dario Fo - Lun, 30/01/2012 - 10:39
Dario Fo e Franca Rame di nuovo insieme sul palco del teatro Obihall di Firenze, per riproporre una singolare versione del loro Mistero Buffo, lo spettacolo che coinvolge il pubblico in un grottesco alternarsi di suoni e ritmi di antichi dialetti.

Le parole non servono quando due artisti del calibro di Dario Fo e Franca Rame si muovono sotto la luce di due riflettori a dipingere con ironia le antiche vicende tratte dai testi sacri e dalla storia del cattolicesimo, con immancabili collegamenti ai fatti d’attualità politica e sociale. Non serve capire alla lettera cosa gli attori dicono, basta lasciarsi trascinare dal tempo sostenuto di quel grammelot, con cui lo spettacolo recupera lo stile teatrale dei giullari medioevali.

Come due artisti senza remore, Dario Fo e Franca Rame interpretano quattro monologhi alternandosi sul palco con rispetto e ammirazione. La moltiplicazione dei pani e dei pesci e la Resurrezione di Lazzaro, la Genesi, Bonifacio VIII e Maria alla Croce sono i quattro episodi che costituiscono il canovaccio su cui si sviluppa l’improvvisazione di Dario Fo, che è capace di coniugare la finzione della sua pantomima, la concentrazione nella sua dialettica e la spontaneità del suo parlare con il pubblico. Il teatro si riduce, così, a una piccola stanza dove, al centro, si trova l’attore che racconta buffamente il miracolo dei pani farciti di pesce, prima di calarsi nel ruolo del venale guardiano del cimitero e degli altri personaggi che accettano scommesse sulla resurrezione di Lazzaro.

Per tutto lo spettacolo la recitazione di Dario Fo è quasi confidenziale sino a giungere al suo apice artistico nella mimica di Bonifacio VIII, che canta e parla in un antico dialetto provenzale dell’anno Mille. Lo spettacolo è compensato, per l’altra metà, dalle interpretazioni più intime, e allo stesso modo penetranti, di Franca Rame. Se inizialmente l’artista, nelle vesti di Eva, racconta un sagace e allusivo incontro con Adamo, nell’ultima parte incanta il pubblico, che resta in silenzio fino alla fine del suo brano, Maria alla Croce. Franca Rame presta la voce al tormento e al dolore di Maria che non può più aiutare il figlio a non soffrire e urla contro l’arcangelo Gabriele, traditore per non aver preannunciato questa tragica morte. Una riflessione profonda che, dopo tante battute e forti risate, conclude Mistero Buffo, apprezzato con commozione da tutto il pubblico e che si rivela, ancora una volta, un successo – dopo quarantadue anni dalla prima di Milano, nel 1969.

Franca Rame confessa in chiusura: «Abbiamo 167 anni e andiamo ancora in giro come due sciagurati…» e poi, mano nella mano, tutti e due salutano il teatro con l’umiltà degli artisti di talento.

 

fonte: persinsala.it

[STAMPA] “Tutti a Teatro”: recensione di Mistero Buffo all'Obihall

Il Blog di Franca Rame - Lun, 30/01/2012 - 10:36
Due veri e propri “disgraziati” – come si audefiniscono a fine spettacolo – sono quei due geniacci di Dario Fo e Franca Rame, che dovranno prima o poi spiegare come si fa ad avere 167 anni in 2 e non sentirli…   In un Obihall stracolmo in ogni ordine di posti la coppia per eccellenza del Teatro italiano ha riproposto Mistero Buffo, l’opera teatrale forse più colta e impegnata della Satira italiana. Un’opera scritta e portata in scena nel ’69, che mantiene intatta la sua aderenza con la realtà perchè – come dice lo stesso Fo – “tutto cambia ma in fondo solo il Potere e la Politica non cambiano mai”.   Strutturato per “giullarate” che riprongono di volta in volta episodi del Vecchio e del Nuovo Testamento o personaggi storici della Santa Romana Chiesa, Mistero Buffo si propone quindi come opera “sacra” (Mistero) e “satirica” (Buffo), smascherando le umane bassezze – sopratutto quelle dei “potenti” – attraverso il rovesciamento delle gerarchie e dei ruoli, raccontando il tutto attraverso le voci dei protagonisti ma anche della gente comune, che parlano in vari dialetti, rimodellati secondo studi approfonditi sulla magnifica varietà di linguaggio che caratterizza l’Italia sin dal Medioevo. Ed è così che i miracoli della moltiplicazione dei pani e dei pesci e quello della resurrezione di Lazzaro vengono raccontati dal punto di vista di un becchino e di “cadregaro” che al seguito del Nazareno, discorrono e litigano in veneziano, fino ad arrivare a scommettere – l’uno pro e l’altro contro – sulla riuscita o meno del miracolo. Così il racconto biblico della nascita dell’ “uomo” viene raccontato attraverso la versione dei vangeli apocrifi. E’ quindi Eva il primo “uomo” sulla Terra. Ma è una Eva che parla un dialetto maedievale del centro-sud Italia, che scopre le meraviglie del creato e del suo proprio corpo, che incontra gli Dei pagani caduti in digrazia, che incontra anche il primo uomo, di cui proprio non riesce a spiegare la rozzezza del “corteggiamento”.   Bonifacio VIII è il protagonista della terza “giullarata”: l’arrogante e livoroso papa Bonifax – già accusato da Jacopone da Todi di aver trattato come “putta” la “Romana Iglesia” e messo all’inferno da Dante prima ancora della sua dipartita – viene messo alla berlina e sbeffeggiato per la sua boria e per la sua lussuosità, che tanto poco si addicono al rappresentante di Cristo in Terra. Il surreale e goffo Papa si confronta e si scontra quindi col Cristo stesso, uscendone naturalmente malconcio. Il tutto condito – anche qui – in salsa veneziana.   La quarta e ultima “giullarata” – in lùmbard stavolta – riporta invece lo strazio e il dolore di una madre che soffre per la morte di un figlio. La storia è quella de La Madre – Maria – che piange il martirio di suo figlio: una madre che non accetta il sacrificio “divino” del “suo sangue”, e che invece – come farebbe qualsiasi altra madre terrena – invoca la pietà delle guardie, e poi l’aiuto delle altre donne, alla ricerca di una condivisione del dolore, sentimento proprio di qualsiasi essere umano.   L’aderenza alla contemporaneità sta proprio nel trattare temi universali e quindi sempre attuali. E’ stato poi merito di Fo ricollegarli a personaggi odierni, riallanciandosi naturalmente alla grande tradizione satirica toscana – fiorentina in particolare – alla quale non ha nascosto di essere molto legato. E così quel Papa Bonifax diventa – per il suo ricatto di voler spostare via da Roma la Santa Sede – lo spunto per sbeffeggiare Marchionne. Ma allo stesso modo cadono nelle spire della satira anche gli altri “potenti” di oggi: da Berlusconi a Monti, da Benedetto XVI a Renzi, e su quest’ultimo vi lascio immaginare gli applausi scroscianti… Giovanni Piccolo   fonte: unicitta.it

La formazione militare delle ragazze. Una situazione complessa.

Il Blog di Jacopo Fo - Dom, 29/01/2012 - 01:12

Capitolo terzo

La ragazza bionda non degnò neppure di uno sguardo la mia faccia allibita e partì al contrattacco contro la sorella: “E’ stata Miriam a portarlo qui. Non io! Va bene? Io sono arrivata qui alle 4 del mattino. Sapevo che non c'eri ed ero da queste parti! Punto! E non avevo voglia di tornare a casa… Quando sono arrivata Miriam se ne stava andando. Mi ha detto che aveva da fare… Alle quattro del mattino. E poi voglio vedere se fai anche il terzo grado. Mi ha detto che c’era un uomo nel letto che però non mi avrebbe dato fastidio…” Mi guardò. “Mi ha detto che potevo stendermi sul materasso… Non è colpa mia se in questo cazzo di casa c’è un solo posto dove dormire. Mi sono stesa e mi sono messa a dormire.” Mi guardò di nuovo senza far trapelare niente su quanto era successo. Il viso assolutamente indifferente. Un’artista. “Ho dormito e poi sei arrivata tu urlando e mi hai accusata di aver infranto tutti i codici! E io non c’entro  un cazzo. E mi becco sempre le colpe tue e di Miriam!”
Interruppi la discussione: “Scusate: chi è Miriam?”
La biondina mi guardò stupita: “Miriam, mia sorella. Non la conosci?”
“Mi ha detto di chiamarsi Teresa…”
La donna in grigio sbotto: “Oh Santo Iddio! Ma quella è un’altra fuori di testa! Ma state ancora facendo i vostri giochini di manipolazione? No, io non ne posso più di voi due!”
La biondina si rifiutò di incassare l’accusa: “Senti Noemi: non mettere in conto a me quel che fa Miriam! Non parlare al plurale! Io non c’entro più con le sue storie del cazzo! Mi sono rotta di lei, delle tue sgridate, lasciatemi in pace!”
 

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