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Scrivi alla Repubblica di AlcatrazIl Blog di Jacopo FoIl Blog di Franca RameIl Blog di Dario Fo |
Aggregatore di feedLa formazione militare delle ragazze. Agguati mentaliCapitolo quarto Fermai un taxi al volo. Poco dopo, a casa di Miriam, mi dedicai a un’accurata perquisizione di quel poco che c’era. Mi sdraiai sul letto con la finestra che illuminava il libro e iniziai a leggere. Il rumore della porta d’ingresso che veniva aperta mi portò rapidamente a uno stato di ansia. Jacopo Fo INDICE CAPITOLI Capitolo 1 Ottima marmellata d’arance Se Rutelli era giapponese faceva harakiriIl mio sospetto è che, disgraziatamente per lui, sia innocente. Molti sospettano che Rutelli non potesse non saper nulla su quello che stava succedendo alle casse della Margherita. Tanto più che, nell’estate 2011, promise solennemente trasparenza sui fondi del partito. Ma il mio sospetto è che veramente non si sia accorto dei 13 milioni di euro scippati da Lusi. Rutelli è completamente sprovvisto di senso pratico. È vanesio come un fiordaliso. Ricordo la puntata di Annozero di Santoro, nella quale ebbi la grande soddisfazione di ribattere a Rutelli, allora vicepresidente del Consiglio, dimostrando che non sapeva un cavolo della legge approvata dal suo governo che finanziava al 100% gli impianti fotovoltaici. All’inizio ironizzò dandomi del disinformato. Poi si rese conto che stava nuotando nel vuoto e abbozzò in modo patetico. Nella stessa puntata ammise, candido come un giglio, di non aver mai sentito parlare della strage di operai causata dall’amianto a Monfalcone. Semplicemente Rutelli non vive in Italia in questo millennio. L'uomo più sfortunato del mondoSi chiama Costis Mitsotakis, è spagnolo, ed è l'unico del suo paese, Sodeto a nord di Saragozza, a non aver vinto alla Lotteria. Grazie all'iniziativa di un gruppo di casalinghe tutte le 70 famiglie di Sodeto avevano comprato almeno una quota di alcuni biglietti della Lotteria di Natale “El Gordo”, che poi si sono rivelati vincenti. 100mila euro a ciascuno, tutti tranne che a Costis. Il giorno in cui sono passati per la vendita dei biglietti non era in casa. Piange da circa un mese ma non deve perdere la speranza. Un concittadino sarebbe interessato a comprargli un terreno che sta cercando di vendere da due anni. E’ un genio, ma in casa è nullafacente...
Dario sta scrivendo dalle 7. Oggi ha dormito un po' di più. Ogni tanto mi chiede qualcosa che sta nel sito: "Vorrei quel tal pezzo che parla di una tigre..." "Eccolo" gli dico dopo 12 secondi. Mi guarda sbalordito, e: "Ma che brava!!!" Dolce Dario.
Non sa nulla di computer per lui è un miracolo misterioso. Succede lo stesso quando salta la luce: arriva con una candela e quasi nel panico mi dice: “E' saltata la luce... Siamo al buio... Che si fa?” ... Pausa. Sto zitta e pensosa... Poi: “Chiamiamo i vigili del fuoco... o i carabinieri...” Indi mi alzo. “Vieni con me... Fammi luce.” Arrivo al contatore e faccio ciò che qualsiasi essere normale fa in questi casi. Sollevo la levetta. Torna la luce. Dario mi abbraccia e bacia come tornassi da un viaggio pericoloso in Palestina e mi sussurra “Che brava sei!!!?”
E’ un genio... Ma in casa è nullafacente. Lo amo tutto. Lo amo così com’è. Franca Rame [VIDEO] Dario Fo e la Comédie Française
Molière mis en scène par Dario Fo à la Comédie Française
"Le Médecin malgré lui" à la Comédie Française
Il ladro distrattoTenta rapina in una filiale della Halifax Bank a Londra ma dopo aver minacciato il cassiere e chiesto 700.000 sterline si distrae e invece di passargli la borsa per far mettere i soldi sbaglia mano e gli porge la pistola. L'impiegato l'ha fatta subito sparire e ha dato l'allarme. Non con i nostri soldiSeguendo il servizio giornalistico “C’era una volta un cavallo” di Stefano Maria Bianchi e Giulia Bosetti trasmesso da “Servizio Pubblico” di Santoro, io e Dario siamo rimasti scioccati dalla storia di Unicredit che nega il supporto a un piccolo imprenditore ché ha difficoltà a incassare i crediti. Invece di aiutarlo a stare a galla lo mandano in fallimento e poi gli sequestrano la casa, che viene messa all’asta a un prezzo decisamente inferiore al suo valore. Ci ha molto addolorati vedere una famiglia distrutta. Crediamo che l’attuale situazione di disastro economico abbia visto un’enorme responsabilità delle banche, che hanno guadagnato cifre colossali di denaro giocando partite rischiosissime e poi lasciando che fossero i risparmiatori e tutta la società a pagare il conto. Chi ha collaborato a costruire i disastri dei titoli argentini, della Parmalat e di tutto quello che è successo dopo non è stato in nessun modo penalizzato. Anzi, vediamo in tutto il mondo che i manager che hanno causato danni per miliardi di euro e hanno costretto gli stati a salvare le banche, hanno poi avuto la faccia tosta di distribuirsi centinaia di milioni di premi. Premi per cosa? Per averci fatti tutti fessi! Crediamo proprio che le banche si siano comportate e si comportino tutt’ora, troppo spesso, in modo indecente. Ma di chi sono le banche? In realtà sono di tutti i risparmiatori che possiedono azioni ma che non si interessano di come il gestore del loro denaro agisca, lasciando che manager afflitti da logiche predatorie si comportino in modo moralmente ingiusto e disastroso per la società. Se questi risparmiatori si rendessero conto di come vengono usati i loro soldi potrebbero imporre alle banche di cambiare comportamento: non dimentichiamo che siamo i primi responsabili di come vengono investiti e usati i nostri denari. Ci sono troppi pacifisti che investono in banche che poi finanziano il traffico di armi e troppi ecologisti che investono in aziende che poi distruggono l’ambiente. Negli Usa il movimento Occupy Wall Street ha lanciato con successo la proposta di mostrare il dissenso chiudendo i conti correnti e trasferendoli presso banche etiche che seguono strategie diverse. Credo che in Italia dovremo fare lo stesso. Per quanto ci riguarda abbiamo quindi deciso di agire in questa direzione innanzi tutto chiudendo i nostri conti correnti all’Unicredit, trasferendoli presso Banca Etica che segue principi diversi nella gestione del credito. [STAMPA] Franca Rame e Ken Loach firmano l'appello di "Liberazione"
(ANSA) ROMA, 31 GEN- C'e' anche il regista inglese Ken Loach tra i firmatari dell'appello per salvare Liberazione, diffuso alla vigilia del tavolo di confronto che potrebbe decidere le sorti del quotidiano di Rifondazione Comunista. Nel documento si chiede al governo un intervento immediato.
Hanno aderito, tra gli altri, Dario Fo, Franca Rame, Paolo Rossi, Gianni Mina', Susanna Camusso, Antonello Venditti, Francesco Carofiglio, Franco Piperno, Bruna Bellonzi-Curzi, Candida Curzi, Luciana Castellina, Rossana Rossanda.
fonte: ansa.it
[STAMPA] Sanremo: Dario Fo, apprezzo gesto CelentanoRoma, 31 gen. (Adnkronos) - "Apprezzo il gesto di Celentano e lo condivido. Anche io quando presi il Nobel utilizzai il premio in denaro per fondare 'Nobel per i disabili', il progetto che si occupa di sostenere associazioni di volontariato con medicinali e pulmini attrezzati per il trasporto di persone con handicap". Cosi' il premio Nobel per la Letteratura, Dario Fo, commenta all'Adnkronos la decisione di Adriano Celentano di destinare il cachet per la sua partecipazione a Sanremo in beneficenza. "Conosco Celentano da moltissimi anni e sono sicuro che avra' predisposto tutto per fare le cose per bene. Ne conosco l'umanita' e la buona fede. E questa e' l'unica cosa che conta. Il resto lo lascio ai pessimisti, che sono gli stessi che non muovono un dito per nessuno", aggiunge Fo. "Ecco perche' mi piace parlare di partecipazione, non di beneficenza. Tutta la gente che ha un minimo legame sociale dovrebbe preoccuparsi di chi ha bisogno di essere aiutato", conclude l'attore e drammaturgo. (31 gennaio 2012 ore 19.32) fonte: genova.repubblica.it MetaforeA Des Moines, in Iowa, Stati Uniti, una donna ha partorito un bambino di 6 kg. E' stato come far passare un cammello attraverso la cruna di un ago. [VIDEO] Dario Fo e la Comédie Française
Molière mis en scène par Dario Fo à la Comédie Française
"Le Médecin malgré lui" à la Comédie Française
Opere pubbliche, le 320 incompiuteSono le 320 opere pubbliche mai ultimate in Italia. Le opere pubbliche abbandonate a metà sono una storia vecchia. Freud e il trauma dell’evasore beccato.
Evasori: siccome è l’anonimato che li nutre, li protegge e li moltiplica, nulla risulta (e risulterà) più efficace dello svelamento in pubblico per farli prontamente redimere, dopo avere saldato il conto con l’erario, eventualmente con la legge, di sicuro con l’educazione civica. Chi dubita del metodo, chi accampa il diritto alla privacy, non sa o non vuole sapere che è proprio di una caccia alle streghe che abbiamo bisogno, perché sono le streghe che ci assediano.
Travestite da gioiellieri che campano con mille euro al mese. Da banchieri con i commercialisti a Lugano, eccetera. Si è visto quanto terrore generò quella passeggiata a Cortina degli ispettori in divisa, quanti scontrini fiscali comparvero, quante volpi argentate, invece, sparirono. Accadde lo scorso 30 dicembre, ma ancora se ne parla come di un mirabile portento, accaduto appena ieri nella terra degli evasori. Un portento tramandato dai leali contribuenti ai propri figli per farli addormentare sereni. E invece mimato con strepiti e fiamme dai titolari dei Suv sdraiati davanti ai rispettivi psicoanalisti, anche loro colpiti dalla stessa insonnia, dagli stessi incubi che hanno la terribile faccia della fattura fiscale. Il Fatto Quotidiano, 27 Gennaio 2012
[AUDIO] Dario Fo - Il pianto dei piantatori di pianteDario Fo - Pianto dei piantatori di piante (Fo-Cichellero) [STAMPA] Giullarate antiche con ironia moderna
Dario Fo e Franca Rame di nuovo insieme sul palco del teatro Obihall di Firenze, per riproporre una singolare versione del loro Mistero Buffo, lo spettacolo che coinvolge il pubblico in un grottesco alternarsi di suoni e ritmi di antichi dialetti.
Le parole non servono quando due artisti del calibro di Dario Fo e Franca Rame si muovono sotto la luce di due riflettori a dipingere con ironia le antiche vicende tratte dai testi sacri e dalla storia del cattolicesimo, con immancabili collegamenti ai fatti d’attualità politica e sociale. Non serve capire alla lettera cosa gli attori dicono, basta lasciarsi trascinare dal tempo sostenuto di quel grammelot, con cui lo spettacolo recupera lo stile teatrale dei giullari medioevali. Come due artisti senza remore, Dario Fo e Franca Rame interpretano quattro monologhi alternandosi sul palco con rispetto e ammirazione. La moltiplicazione dei pani e dei pesci e la Resurrezione di Lazzaro, la Genesi, Bonifacio VIII e Maria alla Croce sono i quattro episodi che costituiscono il canovaccio su cui si sviluppa l’improvvisazione di Dario Fo, che è capace di coniugare la finzione della sua pantomima, la concentrazione nella sua dialettica e la spontaneità del suo parlare con il pubblico. Il teatro si riduce, così, a una piccola stanza dove, al centro, si trova l’attore che racconta buffamente il miracolo dei pani farciti di pesce, prima di calarsi nel ruolo del venale guardiano del cimitero e degli altri personaggi che accettano scommesse sulla resurrezione di Lazzaro. Per tutto lo spettacolo la recitazione di Dario Fo è quasi confidenziale sino a giungere al suo apice artistico nella mimica di Bonifacio VIII, che canta e parla in un antico dialetto provenzale dell’anno Mille. Lo spettacolo è compensato, per l’altra metà, dalle interpretazioni più intime, e allo stesso modo penetranti, di Franca Rame. Se inizialmente l’artista, nelle vesti di Eva, racconta un sagace e allusivo incontro con Adamo, nell’ultima parte incanta il pubblico, che resta in silenzio fino alla fine del suo brano, Maria alla Croce. Franca Rame presta la voce al tormento e al dolore di Maria che non può più aiutare il figlio a non soffrire e urla contro l’arcangelo Gabriele, traditore per non aver preannunciato questa tragica morte. Una riflessione profonda che, dopo tante battute e forti risate, conclude Mistero Buffo, apprezzato con commozione da tutto il pubblico e che si rivela, ancora una volta, un successo – dopo quarantadue anni dalla prima di Milano, nel 1969. Franca Rame confessa in chiusura: «Abbiamo 167 anni e andiamo ancora in giro come due sciagurati…» e poi, mano nella mano, tutti e due salutano il teatro con l’umiltà degli artisti di talento.
fonte: persinsala.it [STAMPA] “Tutti a Teatro”: recensione di Mistero Buffo all'Obihall
Due veri e propri “disgraziati” – come si audefiniscono a fine spettacolo – sono quei due geniacci di Dario Fo e Franca Rame, che dovranno prima o poi spiegare come si fa ad avere 167 anni in 2 e non sentirli…
In un Obihall stracolmo in ogni ordine di posti la coppia per eccellenza del Teatro italiano ha riproposto Mistero Buffo, l’opera teatrale forse più colta e impegnata della Satira italiana. Un’opera scritta e portata in scena nel ’69, che mantiene intatta la sua aderenza con la realtà perchè – come dice lo stesso Fo – “tutto cambia ma in fondo solo il Potere e la Politica non cambiano mai”.
Strutturato per “giullarate” che riprongono di volta in volta episodi del Vecchio e del Nuovo Testamento o personaggi storici della Santa Romana Chiesa, Mistero Buffo si propone quindi come opera “sacra” (Mistero) e “satirica” (Buffo), smascherando le umane bassezze – sopratutto quelle dei “potenti” – attraverso il rovesciamento delle gerarchie e dei ruoli, raccontando il tutto attraverso le voci dei protagonisti ma anche della gente comune, che parlano in vari dialetti, rimodellati secondo studi approfonditi sulla magnifica varietà di linguaggio che caratterizza l’Italia sin dal Medioevo.
Ed è così che i miracoli della moltiplicazione dei pani e dei pesci e quello della resurrezione di Lazzaro vengono raccontati dal punto di vista di un becchino e di “cadregaro” che al seguito del Nazareno, discorrono e litigano in veneziano, fino ad arrivare a scommettere – l’uno pro e l’altro contro – sulla riuscita o meno del miracolo.
Così il racconto biblico della nascita dell’ “uomo” viene raccontato attraverso la versione dei vangeli apocrifi. E’ quindi Eva il primo “uomo” sulla Terra. Ma è una Eva che parla un dialetto maedievale del centro-sud Italia, che scopre le meraviglie del creato e del suo proprio corpo, che incontra gli Dei pagani caduti in digrazia, che incontra anche il primo uomo, di cui proprio non riesce a spiegare la rozzezza del “corteggiamento”.
Bonifacio VIII è il protagonista della terza “giullarata”: l’arrogante e livoroso papa Bonifax – già accusato da Jacopone da Todi di aver trattato come “putta” la “Romana Iglesia” e messo all’inferno da Dante prima ancora della sua dipartita – viene messo alla berlina e sbeffeggiato per la sua boria e per la sua lussuosità, che tanto poco si addicono al rappresentante di Cristo in Terra. Il surreale e goffo Papa si confronta e si scontra quindi col Cristo stesso, uscendone naturalmente malconcio. Il tutto condito – anche qui – in salsa veneziana.
La quarta e ultima “giullarata” – in lùmbard stavolta – riporta invece lo strazio e il dolore di una madre che soffre per la morte di un figlio. La storia è quella de La Madre – Maria – che piange il martirio di suo figlio: una madre che non accetta il sacrificio “divino” del “suo sangue”, e che invece – come farebbe qualsiasi altra madre terrena – invoca la pietà delle guardie, e poi l’aiuto delle altre donne, alla ricerca di una condivisione del dolore, sentimento proprio di qualsiasi essere umano.
L’aderenza alla contemporaneità sta proprio nel trattare temi universali e quindi sempre attuali. E’ stato poi merito di Fo ricollegarli a personaggi odierni, riallanciandosi naturalmente alla grande tradizione satirica toscana – fiorentina in particolare – alla quale non ha nascosto di essere molto legato. E così quel Papa Bonifax diventa – per il suo ricatto di voler spostare via da Roma la Santa Sede – lo spunto per sbeffeggiare Marchionne. Ma allo stesso modo cadono nelle spire della satira anche gli altri “potenti” di oggi: da Berlusconi a Monti, da Benedetto XVI a Renzi, e su quest’ultimo vi lascio immaginare gli applausi scroscianti…
Giovanni Piccolo
fonte: unicitta.it
La formazione militare delle ragazze. Una situazione complessa.Capitolo terzo La ragazza bionda non degnò neppure di uno sguardo la mia faccia allibita e partì al contrattacco contro la sorella: “E’ stata Miriam a portarlo qui. Non io! Va bene? Io sono arrivata qui alle 4 del mattino. Sapevo che non c'eri ed ero da queste parti! Punto! E non avevo voglia di tornare a casa… Quando sono arrivata Miriam se ne stava andando. Mi ha detto che aveva da fare… Alle quattro del mattino. E poi voglio vedere se fai anche il terzo grado. Mi ha detto che c’era un uomo nel letto che però non mi avrebbe dato fastidio…” Mi guardò. “Mi ha detto che potevo stendermi sul materasso… Non è colpa mia se in questo cazzo di casa c’è un solo posto dove dormire. Mi sono stesa e mi sono messa a dormire.” Mi guardò di nuovo senza far trapelare niente su quanto era successo. Il viso assolutamente indifferente. Un’artista. “Ho dormito e poi sei arrivata tu urlando e mi hai accusata di aver infranto tutti i codici! E io non c’entro un cazzo. E mi becco sempre le colpe tue e di Miriam!” |
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